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VIP & botulino: semaforo rosso

Allarme a Hollywood: attrici e chirurghi pentiti fanno marcia indietro sull’uso e abuso di questo “elisir di giovinezza”, che spiana le grinze del volto ma andrebbe iniettato solo sulla fronte. Ora fa marcia indietro anche il medico di Michael Jackson e Sharon Stone, e, da noi, il dermatologo delle dive avverte: “Non chiamatela “punturina”: è un vero e proprio farmaco”.

 

Tossina dell’eterna giovinezza

Qui in Italia sono un paio le aziende che commercializzano la tossina botulinica. Come funziona questo farmaco? A spiegarlo è il professor Antonino Di Pietro, dermatologo plastico e fondatore dell’Isplad (Società internazionale di dermatologia plastica e oncologica): “La tossina botulinica di tipo A è una proteina prodotta dal Clostridium botulinum: agisce creando una paralisi facciale del muscolo, che recupera le sue funzioni, in media, dopo circa 12 settimane”. Il professor Di Pietro è tra quelli contrari all’utilizzo di botulino per uso dermatologico, per i suoi possibili effetti collaterali, ma soprattutto perché, a suo dire, “esteticamente congela l’espressività del volto, soprattutto se utilizzato in sedi non opportune”. Secondo Di Pietro, è proprio il “bugiardino” , ossia il foglio allegato al farmaco, a sostenere questa sua posizione: “Le istruzioni dicono: “Il medicinale è indicato per il temporaneo miglioramento delle rughe verticali, di grado da moderato a grave, tra le sopraciglia, negli adulti di età inferiori a 65 anni, quando la gravità di tali rughe ha un importante impatto psicologico per il paziente”. In altre parole, se ci dovesse attenere al bugiardino, l’unico trattamento previsto è quello delle rughe glabellari, ovvero quelle che si formano tra le sopracciglia, e per di più quando esse creino , a chi le abbia, una difficoltà di tipo psicologico. Tralascio l’indicazione dell’età: di pazienti ultrasessantacinquenni che chiedono “la punturina” è pieno il mondo”.

 

Ma quale punturina?

Già la punturina, parola magica che gira tra salotti e giornali femminili, allontanando qualsiasi percezione di allerta e con essa ogni cautela. “Con queste parola infantile, la tossina botulinica è entrata nel linguaggio comune come portatrice in sé di un beneficio senza condizioni né rischi. Non è così, come del resto accade per qualsivoglia farmaco”, dice Di Pietro, che continua: “Consiglio, a chi voglia sottoporsi a iniezioni di questo tipo, di farsi leggere attentamente il bugiardino dal proprio medico. Per esempio non v’è traccia dell’utilizzo della tossina in altri punti del volto. Eppure…”.

Eppure le punturine di botulino sono largamente utilizzate per l’attenuazione di altre rughe, come le zampe di gallina o quelle intorno alla bocca. L’uso, in questi casi, si definisce off label, ovvero un impiego non conforme a quanto previsto dal ministero della Salute e dal foglio illustrativo, ma giustificato da evidenze che suggeriscono un razionale uso del farmaco anche in situazioni cliniche non previste.

 

Secondo scienza (e coscienza)

Sulla tossina, invece, il professor Di Pietro è chiaro: “Non ho mai iniettato un millimetro di botulino in vita mia. Né mai lo faro. Preferisco altri metodi, dalla prevenzione con la ginnastica facciale sino all’uso delle staminali. Sono per la rigenerazione. Continuo a pensare che non ci siano ancora sufficienti dati che escludano effetti indesiderati e che siano ancora sufficienti dati che escludano effetti indesiderati e che siano ancora troppo pochi gli studi scientifici, eseguiti da centri ricerca al di sopra di ogni sospetto, che spieghino, per esempio, la diffusione a distanza del botulino. A questo si aggiunge un certo malcostume delle aziende farmaceutiche che “premono” su medici e strutture ospedaliere senza controllo”.

Fare l’interesse dei pazienti è anche l’imperativo del professor Di Pietro che, però, insiste: “Occorre più consapevolezza. Una parte di responsabilità devono prendersela anche i comunicatori: basta con l’espressione “punturina”, impariamo a chiamare i farmaci con i loro nomi.”

di Rossana Lacala