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Botulino: se lo conosci lo eviti

È una “storia senza fine” quella del botulino, soprattutto in fatto di rischi. L’utilizzo della tossina botulinica di tipo A (ossia un potente veleno), capace di interrompere la trasmissione tra neuroni e paralizzare temporaneamente la muscolatura, usata in alcune patologie e in campo estetico per ‘stirare’ le rughe, è divenuta quasi una ‘questione morale’. Che divide opinione pubblica ed esperti, impegnati nella ricerca di possibili conseguenze derivanti dal suo uso. Ed abuso, visto che in estetica è sospetta di indurre una sorta di dipendenza, derivante dalla smania ossessiva di prolungarne gli effetti.

Ogni giorno (o quasi) una news differente che, puntualmente, smentisce la precedente. Notizie contrastanti, persino allarmanti, circondano l’‘affare del secolo’ (soprattutto per chi lo produce e somministra). Così, farsene un’opinione non è semplice. Siamo comunque sicuri che farsi infiltrare sostanze tossiche sia davvero a rischio zero? Alcune ricerche attestano una migrazione della sostanza nel sistema nervoso rispetto alla sede in cui è stata iniettata. E, quel che è peggio, provano conseguenze funzionali, con possibilità di blocco dell’effetto eccitatorio anche a livello cerebrale.

L’iniziale bocciatura della tesi da parte di alcuni esperti ora è mutata. Oggi, infatti, ammettono una migrazione del preparato, se pur in quantitativi così minimi da risultare trascurabile e non avere effetti collaterali che, in ogni caso, sarebbero a termine e reversibili. Intanto, il prestigioso ente regolatorio  americano che concede l’autorizzazione all’immissione in commercio dei farmaci, l’FDA (Food and Drug Administration), ha recentemente imposto alla casa produttrice una revisione, in senso più restrittivo, delle avvertenze che accompagnano il farmaco scritte sul bugiardino.

Tra i rischi segnalati, pericoli di debolezza muscolare, difficoltà di deglutizione, problemi respiratori e di parola, polmonite da aspirazione. Reazioni avverse gravi che, se pur molto rare, sono state indicate anche l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) in una circolare ai medici. Un’ulteriore illustre presa di posizione su cui meditare.