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L’altra faccia del botulino

Il farmaco, chiamato anche il “bisturi chimico”, per via del meccanismo d’azione, che inibisce la trasmissione dell’impulso nervoso ai muscoli, mettendoli a temporaneamente riposo, con effetti reversibili, è stato scoperto mentre si studiava una sostanza anti-strabismo. Infatti, oltre agli impieghi estetici, per correggere il “mio-aging”, che si palesa nelle rughe d’espressione, è conosciuto anche per quelli terapeutici, come appunto in caso di strabismo, spasmi o eccessiva sudorazione, con possibili utilizzi (più o meno) futuri, come in fatto di epilessia, emicrania, terapia del dolore, vaginismo.

Un veleno con proprietà paralizzanti

Il botulino è una neurotossina, ossia un potente veleno sintetizzato da un batterio, il Clostridium botulinum, conosciuto per le intossicazioni che provoca (botulismo) in seguito a conserve sterilizzate in modo inappropriato. Il microrganismo produce sette sierotipi diversi di tossina, designati con le lettere dell’alfabeto dalla A alla G. Il “tipo A” è stato il primo a essere utilizzato per scopi clinici. La tossina botulinica (BTX) viene purificata fino a ottenere micro-concentrazioni in grado di paralizzare parzialmente il muscolo nella zona dove è iniettata. L’azione della tossina si esplica a livello della giunzione neuromuscolare: interrompe la comunicazione tra cellula nervosa e cellula muscolare perché penetra nella terminazione nervosa bloccando il rilascio di acetilcolina, il neurotrasmettitore che porta l’impulso nervoso alla fibra muscolare. L’effetto dell’inoculazione del farmaco è transitorio: compare dopo 3-7 giorni e ha una durata variabile nel tempo, da 3 a 6 mesi. La metodica prevede un’unica seduta, mediante l’infiltrazione di una determinata dose di tossina nell’area stabilita (di norma in estetica da 2 a 4 unità per punto d’iniezione, fino a un massimo di 50, mentre in terapia si arriva a 100) e il trattamento non dura più di 20-30 minuti. Poiché si tratta di una paralisi transitoria e reversibile, la terapia va ripetuta periodicamente, alla ricomparsa dei sintomi, mentre il numero di sedute dipende dal tipo di disturbo e dalla risposta individuale alla terapia. In ogni caso, si tratti di uso clinico che estetico, la tossina btulinica deve essere somministrata esclusivamente da professionisti qualificati ed esperti, cioè che abbiano ricevuto un training specifico e che siano in grado di valutare il trattamento più appropriato, secondo le necessità e l’anatomia individuale. Solo così, il medico adeguatamente formato effettuerà il trattamento secondo gli standard professionali necessari, nella piena consapevolezza delle potenzialità e delle caratteristiche del farmaco, prodotto secondo le procedure di eccellenza garantite dal fornitore ufficiale, rilasciando al paziente, per ogni ciclo terapeutico, certificazione del principio attivo impiegato e del quantitativo totale iniettato espresso in Unità Internazionali.

Campi terapeutici d’applicazione

L’utilizzo più conosciuto della tossina botulinica (che comunque non è il principale) è quello estetico, per trattamenti anti-età volti alla riduzione delle rughe. Se ne sfruttano altresì le proprietà in vari settori per numerose patologie.

Neurologia S’inietta la tossina botulinica a livello dei muscoli diventati iperattivi a causa di patologie di diverso tipo. Nell’ambito dei disordini del movimento, la tossina botulinica è efficace nel trattamento di condizioni neurologiche caratterizzate da un’eccessiva contrazione del muscolo affetto, come nelle distonie focali e segmentali, tra cui blefarospasmo, distonia cervicale, distonia laringea, crampo dello scrivano. La tossina, riducendo il grado di contrazione, diminuisce i movimenti involontari, le posture patologiche e il dolore, spesso presente a livello del segmento muscolare affetto. Al fine di ottenere la massima efficacia e sicurezza, il trattamento deve essere effettuato da medici qualificati ed esperti. Tanto, che in taluni casi è persino necessario che il medico abbia esperienza in registrazioni elettromiografiche, esame che permette d’isolare in modo preciso il muscolo-bersaglio da raggiungere.

Ecco, nello specifico, l’utilizzo in alcuni disturbi neurologici.

Spasticità La tossina botulinica viene utilizzata in tutte quelle forme di spasticità che determinano disabilità gravi, con conseguente alterazione posturale e diminuzione della funzione motoria. È il caso della spasticità dei bambini, secondaria a paralisi cerebrali infantili, e della spasticità degli adulti, secondaria ad ictus cerebrale o a lesioni del midollo spinale e dell’encefalo.

Torcicollo spasmodico Una patologia neurologica, diversa dal classico disturbo causato da un colpo d’aria o dalla “cervicale”, caratterizzata dall’alterazione della contrazione dei muscoli agonisti e antagonisti, per cui il collo assume posture anomale e persistenti. In questo caso si utilizza la tossina per ridurre la contrazione dei muscoli, paralizzandoli parzialmente e temporaneamente.

Crampo dello scrivano e del musicista Si tratta di distonie “task-specifiche), relative cioè a un determinato compito, che comportano conseguentemente una significativa limitazione delle abituali attività lavorative. In questi casi l’alterata contrazione del muscolo colpisce ad esempio l’avambraccio, il polso o le dita, esclusivamente durante l’azione specifica, quindi non a riposo.

Oftalmologia Si utilizza la tossina botulinica per il trattamento dello strabismo (deviazione di allineamento degli assi visivi), del blefarospasmo essenziale (chiusura serrata delle palpebre per la contrazione involontaria del muscolo orbicolare) e di emispasmo facciale (in presenza di un occhio che si chiude forzatamente o di uno stiramento della bocca), generalmente conseguenza di lesioni del nervo facciale. Il farmaco è usato anche nell’esposizione della cornea, in cui è utilizzato come “tarsorrafia chimica” (chiusura protettiva temporanea delle palpebre).

Dermatologia L’applicazione terapeutica riguarda i casi di iperidrosi, malattia localizzata prevalentemente a livello di ascelle, mani e piedi, che si ritiene legata a fattori emotivi e ad alcune patologie (tra cui disordini del metabolismo, malattie febbrili, farmaci). Per curarla, esistono terapie sia mediche (tipo antitraspiranti, ionoforesi, anticolinergici) che chirurgiche (come il curettage con raschiamento delle ghiandole sudoripare). Le iniezioni multiple di tossina botulinica di tipo A (BTX-A) sono in grado di bloccare il rilascio di acetilcolina, il neurotrasmettitore che permette l’innervazione delle ghiandole sudoripare. Di norma, s’inietta su mani e ascelle (sui piedi è più dolorosa), con 20-25 microiniezioni per palmo o ascella, il cui effetto va dai 9 mesi per l’iperidrosi ascellare ai 6 per quella palmare.

(Fonte: www.antoninodipietro.it)