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Perché Botulin Free?

Benvenuti in un sito di “idee in movimento”. Quindi non “paralizzate”, entro i confini di una comunicazione massificata e fuorviante. Un movimento di pensiero fatto da persone, addetti ai lavori e gente comune, accomunate dalla voglia di divulgare e condividere conoscenze ed esperienze in merito all’utilizzo della tossina botulinica.

Botulino: perché parlarne?

Per non “lasciarci la pelle”, innanzitutto. Ma anche perché, in ogni caso, “il gioco non varrebbe la candela”.

Mi spiego. Faccio il dermatologo da oltre 25 anni. Come “medico della pelle” curo patologie e inestetismi, al fine di ristabilire una condizione di salute e benessere cutaneo. Un obiettivo che non va mai perso di vista, neppure quando si tratta di “semplici” trattamenti estetici, “punturine” in testa. Come quelle (subdole) iniezioni di botulino che, paralizzando i muscoli mimici responsabili della rughe, sono considerate (fortunatamente non da tutti) un presidio medico esente da gravi rischi. Ed è questo il punto. I pericoli, dovuti agli effetti collaterali di una neurotossina che paralizza i muscoli, possono essere affrontati, consapevoli dei benefici per alcune malattie. In medicina, infatti, la “tossina botulinica A” è impiegata nel trattamento di patologie importanti, che indubbiamente hanno un impatto molto forte sulla qualità di vita di chi ne soffre. Si rivela peraltro utile per trattare problemi di origine neurologica, ad esempio, il torcicollo spasmodico o il crampo dello scrivano, oppure di natura oculistica, tipo il blefarospasmo (dovuto alla chiusura involontaria delle palpebre) o lo strabismo, e persino di pertinenza dermatologica, come in caso d’iperidrosi, (eccessiva sudorazione di ascelle, mani, piedi).

Tuttavia, trovo insensato l’utilizzo di una tossina che paralizza i muscoli per cancellare le rughe. La mia posizione si basa sulla constatazione che la tossina è in grado di diffondersi a distanza rispetto al punto d’iniezione. Evenienza peraltro citata nel bugiardino del farmaco e confermata da studi recenti, tra cui quello del professor Matteo Caleo, ricercatore presso l’Istituto di Neuroscienze del Cnr di Pisa. Ma è una goccia nel mare… Nonostante gli esperti riconoscano che la tossina botulinica, come peraltro tutti i farmaci, presenti possibili effetti collaterali (di cui per correttezza il medico che la utilizza dovrebbe mettere a conoscenza il paziente), l’informazione sui (reali) rischi resta insufficiente, per poter valutare se davvero si è disposti a farsela iniettare per cancellare il tempo che passa. Numerosi sono i siti americani (come ad esempio www.ncbi.nlm.nih.gov www.dermatologytimes.com) in cui molti patiti della tossina raccontano le loro esperienze negative. Molti pazienti dopo il botulino non si piacciono, né si riconoscono: facce innaturali, fronti immobili, un disarmante spettacolo di ebetismo estetico. E questo sito è stato proprio pensato per dar voce a chi ritiene inammissibile rischiare la pelle o sacrificare l’espressività di un volto per una mera illusione di bellezza. D’altronde, solo la “vera” bellezza è capace di suscitare un’emozione. Che si tratti di un’opera d’arte o di una donna, non fa differenza. Comunque sia, il bello muove l’anima.

Un’auspicabile (e salutare) atto di coscienza

Ginnastica facciale, una migliore nutrizione e filler riassorbibili, ossia sostanze naturali di riempimento. Ecco i modi salutari d’intervenire sull’aspetto esteriore. Perché è proprio di salute che si parla, quando ci s’interroga sull’uso estetico del botulino. La tossina, infatti, è in grado di diffondersi a distanza rispetto al punto d’iniezione, come dimostrano vari studi scientifici. Il botulino non si sposta attraverso i vasi sanguigni, nei casi in cui questi, per errore, siano interessati dall’iniezione, ma lungo i nervi, arrivando al cervello. E, nonostante i dosaggi utilizzati in medicina estetica siano molto bassi, nessuno, ad oggi, può quantificare l’entità della sostanza che arriva effettivamente al cervello e a quali concentrazioni possa essere dannosa. Un pensiero che, a dire il vero, è già paralizzante di per sé…

Ma non basta. Persino i “botox-addicted”, cioè quelli che avvertono la necessità ossessiva di continuare a sottoporsi a iniezioni di botulino per eliminare le rughe ogni sei mesi, ossia il periodo di durata dell’effetto lifting della neurotossina, cominciano a riflettere. Accorgersi improvvisamente che il volto, appiattito, spianato, omologato, si è trasformato in una maschera, che è scomparsa l’espressività e ormai è difficile, se non impossibile, trasmettere emozioni sincere, come il dispiacere svelato da una fronte corrucciata o la tenerezza disegnata da un arco di sopracciglia, non può lasciare indifferenti. Non solo. Recenti studi psicologici rivelano che il botulino, snaturando e appiattendo la mimica facciale, incide su un carattere peculiare dell’intelligenza emotiva, l’empatia. Un’importante competenza sociale che può mettere in crisi i rapporti e la cooperazione tra gli esseri umani.

Vi pare poco? Allora, per dirlo con le parole del filosofo James Hillman, è venuto il momento di diventare coscienti, che adesso (più che mai) “significa non soltanto diventare coscienti dei nostri sentimenti e dei nostri ricordi, ma soprattutto risvegliare le nostre risposte personali al bello e al brutto”. Ma quando si parla della bellezza, la posta in gioco è alta: si tratta di riflettere su una relazione pacificata con la propria immagine. Che, non a caso, spinge alla leggerezza, naturalezza e autenticità. In una parola, alla “bellezza autentica” che nasce dalla consapevolezza della propria unicità, dalla capacità di comunicare il proprio mondo interiore, di fare affiorare i propri valori e speranze. Senza dimenticare, una volta di più, che la bellezza autentica non vuol dire trascuratezza e sciatteria, bensì espressione e cura di sé.

Darsi il permesso di sentirsi belli, esprimendo liberamente la propria bellezza, al di fuori di mode imperanti e stereotipi evanescenti, significa perseguire una “bellezza sostenibile”. Che propone un sistema valoriale improntato sull’intelligenza, sul pensiero, sull’identità della persona. D’altronde il “bell-essere” non è il risultato di un intervento spot o miracoloso, ma è un processo creativo e costruttivo, che coinvolge costantemente mente e corpo, ragione ed emozione. In campo estetico, quindi, serve ribaltare la scala di priorità, ponendo al vertice la salute della pelle. Che, si sa, soltanto quando è sana può essere realmente bella.

 

Antonino Di Pietro
www.antoninodipietro.it